Da Raro a Unico: Il giorno in cui Yoshitaka Amano ha disegnato sul mio cabinato


La storia incredibile del mio Esh’s Aurunmilla alla mostra “Amano Corpus Animae” di Milano.

Il mistero di Esh’s Aurunmilla

Lanciato nel lontano 1984, questo lasergame non è semplicemente un gioco; è una perla talmente rara da essere quasi invisibile. È un’opera che pochissimi eletti hanno avuto la fortuna di vedere di persona in funzione e un numero ancora più esiguo possiede. Io ho l’incredibile privilegio di essere annoverato tra quei fortunati, un custode di questa reliquia digitale.

Per anni e anni, ho ammirato questo mobile non solo per la sua sbalorditiva rarità, che di per sé basterebbe a elevarlo a oggetto di culto. La vera magia risiede nel suo stile visivo unico, onirico, quasi etereo. Le scene di gioco si srotolano con una grazia e un’estetica che lo rendono totalmente anomalo rispetto ai laserdisc games dell’epoca. Non assomigliava a nulla che fosse in circolazione; era un’isola di eleganza visiva in un mare di pixel e animazioni più grezze.

Solo di recente, analizzando ossessivamente ogni dettaglio dei fondali e dei personaggi, ho finalmente collegato i puntini, rivelando un segreto che ha amplificato esponenzialmente il valore intrinseco del cabinato. Quel tratto inconfondibile, quelle linee sottili e fluttuanti, quell’abilità nel creare figure eteree e allo stesso tempo potenti… il character design e gran parte della direzione artistica erano opera del Maestro Yoshitaka Amano.

Sì, proprio lui. Il leggendario artista la cui immaginazione ha dato vita all’iconografia immortale di Final Fantasy e alle atmosfere gotiche e seducenti di Vampire Hunter D. Trovarsi di fronte a Esh’s Aurunmilla non è solo un’esperienza di gioco vintage; è come possedere una tela giovanile e perduta di un genio, un pezzo fondamentale della storia dell’arte videoludica che porta la firma indelebile di uno dei più grandi visionari giapponesi. Questo rende il mio “fantasma” non solo raro, ma inestimabile.

La chiamata di Lucca Crea

La vita è intessuta di trame inaspettate. A volte, si custodisce un autentico tesoro, un frammento di storia personale e culturale, senza coglierne appieno l’immensità del valore. È stato proprio in uno di quei momenti che il telefono ha squillato, trasformando l’ordinario in straordinario.

Quando Fabio Viola di Lucca Crea, l’ente organizzatore di Lucca Comics & Games e promotore di iniziative culturali di grande impatto, mi ha contattato, ho subito compreso che non si trattava di una richiesta comune. La sua proposta era ambiziosa e onorevole: portare il mio cabinato, il mio amato Esh’s Aurunmilla, a Milano per far parte della mostra “Amano Corpus Animae”.
Questa non era una mostra qualsiasi. Era la più grande retrospettiva mai dedicata in occidente all’opera del Maestro Yoshitaka Amano, un’icona la cui arte ha plasmato intere generazioni. Sentire che il mio cabinato, un oggetto di culto per pochi appassionati, sarebbe stato integrato in un contesto di tale prestigio ha provocato un brivido profondo. Non si trattava più solo di un pezzo da collezione, di una reliquia polverosa; Esh’s Aurunmilla non sarebbe stato un mero elemento espositivo, ma una componente viva e pulsante di un vero e proprio tempio temporaneo dedicato all’arte, alla fantasia e alla visione inimitabile del Maestro. Il suo posizionamento, in dialogo diretto con le tavole originali e le illustrazioni iconiche di Amano, avrebbe cementato il legame indissolubile tra l’immaginario visivo e la sua incarnazione ludica, riconoscendo finalmente al videogioco la dignità di forma d’arte.

L’incontro con il Maestro

L’aria all’interno della Fabbrica del Vapore era densa di un’elettricità quasi sacra, un’atmosfera carica del profondo rispetto che si deve a una leggenda vivente. E lì, al centro di questa reverenza, c’era Yoshitaka Amano. Era circondato non solo dalle sue opere iconiche che avevano plasmato l’immaginario collettivo di intere generazioni, ma anche da un silenzio quasi religioso, interrotto solo dai lievi mormorii di ammirazione. Ogni suo tratto, ogni sua visione, aveva lasciato un segno indelebile, specialmente nel mondo del fantasy e del videogioco.

Poi, in un istante che si sarebbe impresso per sempre nella memoria dei presenti, successe l’impensabile, l’atto che trasformò un’esposizione in un momento di storia personale. Il Maestro, con la sua aura inconfondibile, si mosse lentamente attraverso la folla e si avvicinò al mio cabinato arcade. Non un’opera d’arte museale, ma un pezzo di storia videoludica, un relitto scintillante di un’epoca passata.

Amano lo osservò con un’intensità che andava oltre la semplice curiosità. I suoi occhi, capaci di dare vita a creature eteree e mondi onirici, sembravano rivedere non solo la macchina, ma un frammento della sua stessa giovinezza artistica, un’epoca che forse non incrociava da decenni. Era come se quell’oggetto, con i suoi pixel luminosi e i suoi controlli consunti, avesse richiamato una risonanza profonda con la sua genesi creativa.

Mentre il mio cuore batteva all’impazzata, il Maestro estrasse un pennarello indelebile. Non c’era esitazione. In quel momento, il brusio della sala si spense completamente. Il tempo, non è un’iperbole dirlo, si fermò. Gli sguardi di tutti erano puntati su quel gesto, un gesto che avrebbe per sempre riscritto la storia di quell’oggetto.

L’Arte sul Legno: Una Nuova Storia Prende Vita

Quello che accadde dopo non fu una semplice firma, un autografo frettoloso apposto per cortesia. Fu un atto di creazione. Davanti ai miei occhi, increduli e commossi, Yoshitaka Amano non si limitò a lasciare una traccia, ma iniziò a disegnare sulla fiancata del mobile, proprio sulla sua superficie laterale, conosciuta dagli appassionati come la “side art”.

In quell’istante magico, la realtà del cabinato, il suo valore venale, la sua natura di oggetto di consumo, svanirono. Furono sostituiti da un valore intrinseco, storico e sentimentale, incalcolabile. Quella superficie, prima un semplice pannello di legno e vinile, divenne la tela spontanea di uno dei più grandi artisti contemporanei.

Osservare il pennarello scivolare sul mobile fu un’esperienza quasi mistica. Il tratto, immediatamente riconoscibile, fluido, elegante e inconfondibile, quello che ha dato forma ai personaggi di Gatchaman, Tekkaman, Final Fantasy e di Vampire Hunter D, prese vita sulla superficie del mio amato arcade. Linee sinuose, figure fantastiche e quell’estetica eterea, tipica di Amano, si materializzarono in pochi minuti, sigillando per sempre l’incontro tra l’arte dell’illustrazione e l’arte del videogioco, tra il Maestro e il suo pubblico. Quell’opera, non commissionata e non pianificata, divenne il pezzo unico e definitivo della mia collezione.

Un pezzo unico al mondo

Ora guardo il mio Esh’s Aurunmilla e non vedo più solo un videogioco. Vedo una tela. Ho portato a Milano un pezzo raro, sono tornato a casa con un pezzo unico al mondo (“One of a Kind”). Sapere che la mano che ha disegnato Terra, Tina e i guerrieri della luce ha danzato anche sul mio cabinato è un’emozione che fatico a descrivere a parole. Questo non è più solo retrogaming. Questa è arte contemporanea.

Il Parallelismo

Spesso, nella retrospettiva videoludica, tendiamo a dimenticare il momento cruciale in cui la percezione stessa del videogioco è stata ridefinita. Non è stata una transizione graduale, ma un salto quantico: l’interazione ha smesso di essere unicamente una sequenza di reazioni meccaniche e puramente funzionali per abbracciare una dimensione prettamente estetica.

C’è stato un istante preciso, scolpito nella storia del medium, in cui il freddo schermo a cristalli liquidi o a tubo catodico ha abbandonato la sua funzione di semplice palcoscenico per semplici sprite bidimensionali, trasformandosi in una vera e propria finestra, vibrante e dinamica, su un mondo meticolosamente costruito, spesso disegnato a mano con un’attenzione quasi maniacale al dettaglio artistico.

Quella medesima ambizione, quella spinta ineluttabile a voler fondere l’azione frenetica tipica del videogioco con la contemplazione estetica tipica dell’arte visiva, non è solo un elemento, ma il cuore pulsante e la ragione d’essere di questo progetto. L’obiettivo primario non è mai stato ridotto alla mera creazione di una sfida ludica, per quanto complessa e stratificata, ma si è sempre orientato verso un’immersione totale dell’utente. Vogliamo che l’atmosfera percepita abbia la consistenza tangibile e materica dell’arte classica, che si possa quasi “toccare” la texture di ogni elemento visivo. In questa visione, ogni singola schermata non è concepita come un semplice e anonimo “livello” da superare, ma come una tela curata, un tableau vivant in cui l’azione si svolge.

Ed è precisamente in questa intersecazione tra arte e gioco che il cerchio narrativo e concettuale si chiude in modo magistrale. Proprio come il leggendario Dragon’s Lair ha segnato un’epoca rivoluzionando l’immaginario collettivo e guadagnandosi l’appellativo di “primo cartone animato interattivo”, in cui si partecipava attivamente alla narrazione animata, oggi Esh’s Aurunmilla si propone con la medesima audacia e una carica innovativa ancora più intensa. Non è solo un gioco che sembra un quadro, ma si offre, senza mezzi termini, come un vero e proprio “quadro da giocare”, un’opera d’arte digitale in cui il fruitore è chiamato a muoversi, interagire e contemplare attivamente. L’esperienza ludica diventa così un atto di critica e fruizione estetica in tempo reale.

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Credits: freakandverynice