Portraits di Olympia


Portraits di Olympia: Quando l’Italia Inventò l’Arcade con Fotocamera (1983)

Ci sono storie nel mondo dell’arcade che suonano come leggende metropolitane, finché da un magazzino impolverato non spunta il cabinato che dimostra che era tutto vero. È esattamente quello che è successo con Portraits, una perla rarissima e quasi dimenticata, concepita e sviluppata in Italia dalla storica azienda Olympia. Un ritrovamento che ha del clamoroso, scovato recentemente in Svezia tracciando un’incredibile rotta europea, che riporta alla luce una verità fondamentale: l’enorme, e troppo spesso ignorata, capacità innovativa dei nostri ingegneri.

Questo ritrovamento non è solo archeologia videoludica, è la testimonianza tangibile di quanto l’Italia fosse all’avanguardia. Pochi oggi ricordano che il nostro Paese è stato un vero e proprio laboratorio di pionieri. Siamo stati tra i primissimi, grazie a figure visionarie come Giorgio Peroni, a dare ai giocatori la possibilità di scrivere i propri nomi nelle schermate dei record. Siamo stati i primi in assoluto a ideare e creare il concetto di videoflipper. E proprio con Portraits, l’ingegno italiano ha firmato un altro primato mondiale: la prima vera digitalizzazione delle immagini in un videogioco.

Per capire la portata di questa innovazione, bisogna contestualizzare l’epoca. Eravamo in un periodo in cui la digitalizzazione e le fotocamere digitali erano concetti confinati alla fantascienza. L’obiettivo di ogni giocatore era l’immortalità nella classifica degli “High Score”, e la Olympia decise di spingersi oltre i limiti hardware del tempo. In Portraits, se riuscivi a battere il record, il cabinato non si limitava a farti inserire tre iniziali: la macchina era dotata di un sistema in grado di scattare letteralmente una fotografia al giocatore in quel preciso istante, per poi processare e digitalizzare il volto, inserendolo direttamente a schermo all’interno del gioco.

Un miracolo tecnico per l’epoca, che richiedeva una profonda conoscenza dell’elettronica e una programmazione audace per far dialogare una cattura d’immagine dal vivo con i fosfori di un monitor a tubo catodico.

Eppure, davanti a un gioiello simile sopravvissuto al tempo e riemerso dal Nord Europa, sorge spontanea una domanda che lascia inevitabilmente l’amaro in bocca: cosa ci siamo persi? Avevamo le menti, le idee e le capacità tecniche per rivaleggiare alla pari con i colossi americani e giapponesi. Se negli anni ’80 il governo italiano avesse compreso la portata di questa rivoluzione tecnologica, investendo anche solo un briciolo di risorse e attenzione in questo settore, come sarebbe cambiata la storia? Forse oggi non parleremmo dell’Italia solo come di un mercato storico di importazione, ma come di una superpotenza mondiale dell’industria videoludica.

La ricerca di un pezzo del genere non è mai una passeggiata. Si tratta di setacciare archivi, scambiare e-mail con collezionisti dall’altra parte del mondo e, spesso, inseguire fantasmi per anni. Per una vita intera ho cercato tracce di Portraits, sperando che almeno un mobile fosse scampato alla rottamazione, nascosto chissà dove.

Poi, durante una delle mie consuete ricerche, lo schermo del computer mi ha restituito un risultato inaspettato. Un link. Portava al sito della Stadsauktion Sundsvall, una casa d’aste in Svezia. L’immagine in anteprima parlava chiaro: era lui. Il mobile in legno, il design inconfondibile della Olympia, quel pezzo di storia dell’ingegno italiano era lì, catalogato semplicemente come “Arcade Game, Portraits, 1983”.

Il cuore ha iniziato a battere forte, ma la gioia del ritrovamento si è spenta nello spazio di un secondo, lasciando il posto a un vero e proprio pugno nello stomaco. L’asta era già chiusa. Ma non è stato il tempismo a farmi rabbrividire, bensì il prezzo di battitura finale.

Centosessanta euro.

Cioè, vi rendete conto? Pochi, pochissimi euro per un oggetto di un’importanza storica monumentale. Un prezzo che a malapena copre i costi di una cena fuori, sborsato per portarsi via il primo videogioco della storia capace di digitalizzare un volto umano.

Mentre fissavo quel numero sullo schermo, l’incredulità si è trasformata in mal di stomaco. Chi lo aveva comprato? Sapeva davvero cosa aveva tra le mani o lo aveva preso per curiosità, per smontarlo, o magari per riutilizzare il mobile? Il pensiero che l’unica testimonianza di questo traguardo ingegneristico italiano potesse finire in uno scantinato a prendere umidità, o peggio ancora ad essere distrutta, era intollerabile.

Quella schermata di un’asta svedese chiusa a 160 euro non era solo un’occasione persa, ma rischiava di essere la condanna all’oblio definitiva per un pezzo irripetibile del nostro patrimonio. Dovevo assolutamente scoprire dove fosse finito.

Interno svuotato del cabinato Portraits, in attesa del restauro conservativo per ripristinare monitor e fotocamera.

I mesi passavano silenziosi e, lo ammetto, mi ero ormai rassegnato all’idea che quel pezzo di storia fosse andato perduto per sempre. Fino a quando, proprio oggi, la situazione si è ribaltata.

Mentre scorrevo senza troppa convinzione i post di un gruppo Facebook europeo dedicato ai venditori di arcade, un annuncio ha catturato istantaneamente la mia attenzione. Un ragazzo stava vendendo un cabinato che mi ha fatto saltare sulla sedia. Era lui. Le venature del legno, i dettagli: era esattamente lo stesso Portraits sfuggito alla casa d’aste mesi prima.

Ho contattato immediatamente il venditore. Si chiama Fredrik Nilsson, vive a Umeå, nel nord della Svezia, ed è un grande appassionato che gestisce un canale YouTube e una pagina Instagram a tema arcade (che vi invito caldamente a visitare, perché meritano davvero). Fredrik mi ha raccontato una storia da brividi, che spiega perfettamente il confine sottile tra la preservazione storica e lo scempio.

Cabinato originale del videogioco arcade Portraits prodotto da Olympia nel 1983, ritrovato in Svezia

Aveva scovato il gioco presso un rivenditore locale, uno di quelli che solitamente acquista vecchi mobili arcade originali per sventrarli completamente. La loro fine è nota: via l’anima del gioco per fare spazio a schermi LCD, Pandora Box o emulatori Raspberry, trasformando reliquie storiche in tristi cabinati multigioco senz’anima. Fredrik, riconoscendo immediatamente l’incredibile importanza di quel modello Olympia, non ci ha pensato due volte: si è messo in auto e ha guidato per quattro ore pur di strapparlo a quel destino.

Dettaglio ravvicinato dei chip e delle EPROM originali sulla scheda del videogioco Portraits

Ma quando è arrivato, era quasi troppo tardi. La scellerata opera di smantellamento era già iniziata. Il rivenditore aveva rimosso tutto il cablaggio, sradicato la telecamera e i flash originali, e portato via il monitor e gli alimentatori. Del cuore pulsante di Portraits sembrava non esserci più traccia. Poi, il miracolo: la scheda gioco originale era sopravvissuta, intatta.

Dettaglio ravvicinato dei chip e delle EPROM originali sulla scheda del videogioco Portraits

Fredrik ha messo in vendita il relitto così com’era, con un’unica condizione irrevocabile: lo avrebbe ceduto solo a chi fosse stato in grado di salvarlo, portando avanti un vero e proprio restauro conservativo per tutelare un bene culturale. Prima di accettare la mia proposta, mi ha confessato di essersi informato su di me tramite un suo amico collezionista. Con mia grande sorpresa e orgoglio, questo collezionista mi conosceva bene e ha fornito a Fredrik ottime referenze sul nostro lavoro e sulla nostra dedizione.

L’accordo è stato chiuso. In attesa che il cabinato arrivi fisicamente in Italia, Fredrik mi ha inviato le foto di tutto ciò che è riuscito a recuperare e ho deciso di condividerle qui con voi, in anteprima assoluta. Se provate a cercare su internet, di Portraits non troverete nulla, solo qualche vecchia foto sgranata. E la scheda gioco? Quella non l’avevo mai vista nemmeno io.

Scheda gioco PCB originale del videogioco Portraits della Olympia, recuperata prima della distruzione

Ora, la palla passa al nostro laboratorio. Più precisamente, toccherà a Domenico fare la magia e ricostruire tutto il più fedelmente possibile all’originale. Come solo lui sa fare. Domenico non è solo un tecnico, è un vero mago della conservazione culturale: è l’unico che conosco capace di riparare schede complesse senza avere a disposizione i preziosi schemi elettronici. Ha già firmato miracoli incredibili in passato, riportando alla luce capisaldi storici come UFO (il primo videoflipper della storia), Crazy Ball (il primo arcade dove si poteva scrivere il proprio nome) e Flying Shark (uno dei più iconici titoli costruiti proprio con gli avanzi di UFO).

Sarà una sfida titanica, ma se c’è qualcuno che può far resuscitare il capolavoro della Olympia, quello è Domenico. E noi vi racconteremo ogni singolo passo di questa rinascita.

Scheda gioco PCB originale del videogioco Portraits della Olympia, recuperata prima della distruzione

Fino a questo momento abbiamo parlato del lato hardware e dell’incredibile primato della fotocamera integrata, ma di cosa trattava effettivamente Portraits?

Il concept era decisamente originale per i tempi. Il giocatore vestiva i panni di un fotografo impegnato a immortalare animali selvatici attraverso quattro diversi scenari, cercando di sopravvivere agli ostacoli e di non farsi travolgere. La grafica era ricca e il comparto sonoro molto curato. Olympia credeva talmente tanto in questo progetto da concederlo in licenza anche alla storica Zaccaria, che lo distribuì con il nome di Safari, puntando a renderlo un titolo di punta del mercato arcade.

Cabinato originale del videogioco arcade Portraits prodotto da Olympia nel 1983, ritrovato in Svezia

Eppure, nonostante l’incredibile innovazione della fotocamera che premiava il recordman scattandogli una foto reale da inserire a schermo insieme al nome, il gioco non ebbe il riscontro sperato. Forse a causa di un livello di difficoltà decisamente punitivo, Portraits si rivelò un flop commerciale. Un destino che lo fece sparire rapidamente dalle sale, contribuendo a renderlo la chimera rarissima che è oggi.

Ma c’è un altro aspetto cruciale legato a questo titolo, che tocca da vicino chiunque ami la preservazione videoludica. Attualmente, l’emulazione di Portraits sul progetto MAME è gravemente incompleta. A causa della scarsissima documentazione tecnica sopravvissuta negli anni, l’emulatore fa girare il gioco in bianco e nero—poiché la struttura delle palette di colori originali è ancora avvolta nel mistero—ed è completamente privo di audio.

È proprio qui che il nostro salvataggio assume una valenza che va ben oltre i confini del nostro laboratorio.

Cabinato originale del videogioco arcade Portraits prodotto da Olympia nel 1983, ritrovato in Svezia

Quando Domenico metterà le mani su quella preziosa scheda sopravvissuta e riuscirà a farla ripartire, il suo compito primario non sarà limitato al ripristino del nostro cabinato. Avrà una vera e propria missione per la community internazionale: estrapolare le informazioni mancanti, mappare l’architettura hardware, decodificare i segnali video e la gestione del sonoro, per poi inviare immediatamente tutte le specifiche tecniche dettagliate al team di sviluppo del MAME.

L’obiettivo è uno solo: colmare una lacuna tecnica durata oltre quarant’anni. Grazie a questo miracoloso ritrovamento svedese e al lavoro di ingegneria inversa che faremo, Portraits potrà finalmente essere preservato ed emulato in maniera perfetta, a colori e con il suo suono originale. Un atto dovuto per restituire alla storia un pezzo di genio italiano ingiustamente dimenticato.

Cabinato originale del videogioco arcade Portraits prodotto da Olympia nel 1983, ritrovato in Svezia

8 Risposte per “Portraits di Olympia”

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    Gabriele Ferri, 2 August 2026 alle 15:50

    Che storia fantastica, complimenti Antonio e complimenti Fredrik, grazie a voi potremo avere memoria di questa perla!

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      Arcade Story, 3 August 2026 alle 12:43

      Grazie mille, speriamo di rimetterlo in sesto

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    Haran Banjo, 2 August 2026 alle 18:34

    Questi sono i messaggi che uno vorrebbe leggere. Quelli che danno un senso e un valore immenso a tutto il progetto arcade story. Grazie a nome di tutti gli appassionati dei cabinati!

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      Arcade Story, 3 August 2026 alle 16:05

      Grazie mille

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    Romeo Stefano Pavoni, 2 August 2026 alle 20:07

    Ci avevo giocato in sala giochi e non ne avevo più sentito parlare!

    Antonio quello che fai va oltre il lavoro e il business, fai rivivere emozioni sepolte nei nostri cuori!

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      Arcade Story, 3 August 2026 alle 16:05

      Troppo gentile, grazie infinite

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    Giorgio, 4 August 2026 alle 2:46

    Complimentissimi!!! Non conoscevo questo gioco, e mi sono messo a cercare in rete informazioni: ho visto che i ragazzi di Arcade Italia ne avevano recuperato uno con fotocamera e flash nel 2015

    https://www.arcadeitalia.net/viewtopic.php?t=21385

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      Arcade Story, 4 August 2026 alle 10:28

      Ciao si esatto, era Patryck col quale stiamo già collaborando. Grazie mille

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Credits: freakandverynice